Articoli relativi a ‘stipendi’

Stipendi manager pubblici, sopra i 300 mila euro nessuno mai
01/03/2012

Le commissioni Affari costituzionali e Lavoro della Camera hanno approvato ieri, 29 febbraio, a grande maggioranza (due astenuti e Lega contraria) il parere sul d.P.C.M. che fissa il tetto agli stipendi dei manager delle amministrazioni centrali pari allo stipendio del primo presidente della Corte di cassazione (circa 300 mila euro). Il parere sul provvedimento del governo prevede l’immediata operatività del tetto e pochissime deroghe per cariche di particolare responsabilità.

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L’italiano medio guadagna troppo poco. E la Germania ci doppia
27/02/2012

Lussemburgo (48.914) e Olanda (44.412) ci doppiano, Danimarca (56.044) e Norvegia (51.343) addirittura quasi ci triplicano. E anche la Grecia, la tanto problematica (eufemismo) Grecia, all’alba del 2009 ci superava. Parliamo di stipendi medi annui, che una ricerca Eurostat ha reso noti nei giorni scorsi: in Italia, nel 2009, la media (dato riferito a un lavoratore di un’azienda di almeno dieci dipendenti che opera nel ramo dell’industria, delle costruzioni, dei servizi e del commercio) era di 23.406 euro, ovvero la metà di un lavoratore tedesco e notevolmente di meno di un greco (29.160, ma a gennaio 2012 gli ellenici sono scesi a poco più di 10 mila…). Siamo quindi tra gli ultimi, nella speciale classifica europea, e alla voce ‘come fare per salire’ non è che siamo poi così ben forniti. Secondo il nostro ministro del Lavoro, Elisa Fornero, l’unica soluzione è aumentare la produttività. Ma in tempo di crisi non sembra così semplice.

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Tutto sul trattamento di fine rapporto: norme e finalità
20/02/2012

Nella legislazione attuale, il trattamento di fine rapporto rappresenta una forma di salario differito che, a carico del datore di lavoro per tutta la durata del contratto di lavoro subordinato, viene erogato al dipendente al momento della sua cessazione dall’attività lavorativa, a qualsiasi titolo quest’ultima avvenga (sia per volontà unilaterale del lavoratore sia per volontà unilaterale del datore di lavoro). In base a tale considerazione, il trattamento di fine rapporto può essere considerato uno strumento di legislazione sociale, in quanto interviene a favore dei lavoratori subordinati quando questi, uscendo dal circuito produttivo, non potranno più disporre di una retribuzione (soggetta ai rinnovi contrattuali e dunque potenzialmente incrementabile in modo non predefinito) ma dovranno fare riferimento a un trattamento pensionistico (soggetto a rivalutazioni annuali predeterminate e non contrattabili).

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