Articoli relativi a ‘legge’

Persone, lavoro e conoscenza: l’innovazione parte da qui
10/05/2012

Diversi studi affermano che circa il 50% della forza lavoro nei paesi ad economia avanzata, soprattutto nelle amministrazioni e in generale nelle organizzazioni di servizi, è rappresentato da “lavoratori della conoscenza”. Ma ad oggi nel nostro Paese non c’è una regolamentazione che tenga conto di questo cambiamento e nei temi di indirizzo dei gruppi di lavoro della Cabina di Regia per l’Agenda Digitale il modello di lavoro non è presente. Assenza frutto dell’inerzia che non possiamo più permetterci. Si ritorna sul tema del nuovo modello di lavoro perché è un cardine della visione del “futuro”: se questo non viene definito organicamente, qualsiasi piano di azione rischia di avere il respiro breve. Per questa ragione, nel sito di discussione “social” sull’Agenda Digitale Italiana, è inserita una proposta simbolica, con l’unico obiettivo di ricordare quest’assenza.

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Il futuro del lavoro tra riforma e agenda digitale
24/04/2012

L’opinione diffusa è che il disegno di legge partorito dal governo sia un passo avanti nella riforma del mercato del lavoro, ma troppo timido per poter sortire effetti significativi e, aggiungo, troppo elusivo sui temi della governance e del (nuovo) modello del lavoro. Gli elementi di timidezza sono quelli denunciati, ad esempio, da coloro che sono stati tra i promotori del “contratto unico” (Tito Boeri e Pietro Garibaldi): rimane il dualismo tra contratti a tempo indeterminato e contratti a tempo determinato e di collaborazione. Piuttosto che cercare di comprendere in che modo realizzare il “contratto unico”, si è preferito passare ad un primo sfoltimento dei tanti tipi di contratto precario, ma senza affrontare fino in fondo il tema della forma del “rapporto subordinato”, chiaramente distinto da quello di consulenza, indipendente. Il risultato è che la giungla dei contratti di fatto rimane e che si apre una difficile disputa tra istituzioni, imprese (e lavoratori) per dirimere le false dalle vere consulenze.

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Agenda digitale e PA: serve una norma chiara
18/04/2012

Da alcuni mesi si sente parlare molto di Agenda Digitale, venduta alle orecchie degli italiani da parte di politici, tecnici e amministratori come strumento di condivisione da parte della commissione europea per superare la crisi per il prossimo decennio. Gli obiettivi, fissati per il 2020, sono ambiziosi e impegnativi. Verranno raggiunti? Quando? E come? Prima di tutto è necessario partire dall’inizio, cioè dai punti strategici dell’agenda digitale che sono fondamentalmente quattro: banda larga e ultra larga, smart community/city, open data, cloud computing ed e-government. Detta in modo banale uscire dalla crisi usando la rete. Lo scorso 11 aprile a Roma Confindustria digitale ha organizzato il primo Digital Agenda Forum e lo slogan di apertura è stato appunto “Internet cambia l’Italia”. Cosa dire di questa iniziativa? Niente in contrario, l’Italia ha bisogno di tutto questo, e fra l’altro sembra finalmente che il governo stia fissando una road map per raggiungere questi obiettivi. L’agenda digitale europea vuole che l’Italia riparta da internet e dalla tecnologia, quindi è doveroso porsi una domanda: la politica italiana sta facendo di tutto per porre al centro di un dibattito la strategia digitale come rilancio per l’economia del nostro paese?

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