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indennita' di responsabilita'

 
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Autore Messaggio
akcita wanjila
5960





MessaggioInviato: Sab 21 Apr 2012 - 9:48 am    Oggetto: indennita' di responsabilita' Rispondi citando

Buongiorno, qualcuno sa dirmi a quanto ammonta l'indennità di responsabilità d'ufficio in ambito enti locali - comune e da che norma (CCNL) trae origine?

Grazie.
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araara



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Messaggi: 6

MessaggioInviato: Mar 01 Mag 2012 - 2:01 pm    Oggetto: Rispondi citando

Nel mio comune le IPR sono regolate dal contratto decentrato. Viene attribuito un importo diverso a seconda della categoria e del numero di persone di cui si ha la responsabilità.
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MessaggioInviato: Mar 01 Mag 2012 - 9:29 pm    Oggetto: Rispondi citando

Cosa intendi?

Posizione organizzativa o responsbilità di procedimento?
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Cisco63



Registrato: 16/02/09 12:30
Messaggi: 2575
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MessaggioInviato: Mer 02 Mag 2012 - 7:00 am    Oggetto: Rispondi citando

Sicuramente le indennità per responsabili del procedimento, perchè è così anche da noi.
_________________
Vivi come se dovessi morire subito, pensa come se non dovessi morire mai
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CC



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Messaggi: 3067

MessaggioInviato: Mer 09 Mag 2012 - 9:04 pm    Oggetto: Rispondi citando

Se intendi la responsabilità di procedimento:

Citazione:

L’indennità per specifiche responsabilità (articolo 17, comma 2, lett. f)

L’articolo 17, comma 2, lett. f), del CCNL 1/04/1999, in un primo momento, ha previsto che si possa “... compensare l’eventuale esercizio di compiti che comportano specifiche responsabilità da parte del personale delle categorie B e C quando non trovi applicazione la speciale disciplina di cui all’articolo 11, comma 3, del CCNL del 31.3.1999; compensare altresì specifiche responsabilità affidate al personale della categoria D, che non risulti incaricato di funzioni dell’area delle posizioni organizzative secondo la disciplina degli articoli da 8 a 11 del CCNL del 31.3.1999 in misura non superiore a £. 3.000.000 lordi annui per le Regioni e 2.000.000 per gli altri Enti ...”.
In seguito, l’articolo 36 del CCNL 22/01/2004 ha stabilito che:
“Il compenso per l’esercizio di compiti che comportano specifiche responsabilità di cui all’articolo 17, comma 2, lettera f) del CCNL dell’1.4.1999 può essere determinato, in sede di contrattazione decentrata, entro i seguenti valori annui lordi: da un minimo di € 1.000 sino ad un massimo di € 2.000.
Infine, l’articolo 7 del CCNL 9/05/2006 ha modificato l’articolo 17, comma 2, lett. f), nel modo che segue:
“La lettera f) del comma 2, dell’articolo 17 del CCNL dell’1.4.1999 è sostituita dalla seguente:
«f) compensare in misura non superiore a € 2.500 annui lordi: l’eventuale esercizio di compiti che comportano specifiche responsabilità da parte del personale delle categorie B e C quando non trovi applicazione la speciale disciplina di cui all’articolo 11, comma 3, del CCNL del 31.3.1999; le specifiche responsabilità affidate al personale della categoria D, che non risulti incaricato di funzioni dell’area delle posizioni organizzative, secondo la disciplina degli articoli da 8 a 11 del CCNL del 31.3.1999. La contrattazione decentrata stabilisce le modalità di verifica del permanere delle condizioni che hanno determinato l’attribuzione dei compensi previsti dalla presente lettera».
E’ disapplicata, dalla data di sottoscrizione definitiva del presente contratto collettivo, la disciplina dell’articolo 36, comma 1, del CCNL del 22.1.2004”.
Anche in questo caso, la normativa in questione, seppur di semplice interpretazione, ha dato luogo ad alcune applicazioni distorte, quali:
- Il riconoscimento di importi superiori a quelli previsti dalla norma;
- L’attribuzione generalizzata dell’indennità in oggetto.

Sul punto riguardante il numero dei percettori, va rilevato come un’interpretazione corretta delle richiamate norme contrattuali imponga che questo compenso non possa essere riconosciuto indiscriminatamente a tutti i lavoratori, in base alla categoria o al profilo di appartenenza, né essere legato al solo svolgimento dei compiti e delle mansioni ordinariamente previste nell’ambito del profilo posseduto dal lavoratore. Infatti, esso deve essere soprattutto un’utile occasione per premiare chi è maggiormente esposto con la propria attività ad una specifica responsabilità. Deve trattarsi, pertanto, d’incarichi aventi un certo “spessore”, con contenuti particolarmente significativi e qualificanti.
A supporto si segnala che l’ARAN, interrogata circa i casi in cui fosse possibile attribuire i compensi in oggetto, ha chiarito che “anche per i compensi correlati a specifiche responsabilità devono essere le delegazioni trattanti, sulla base degli indirizzi formulati dagli organi di governo, a definire una soluzione ragionevole ed equilibrata, secondo i canoni della correttezza e della buona fede che devono guidare tutte le fasi applicative dei contratti collettivi”, così implicitamente lasciando intendere che sia compito degli enti selezionare, all’interno delle categorie interessate, coloro che effettivamente svolgano compiti particolarmente onerosi o che comportino specifiche responsabilità.
La maggioranza degli enti verificati, al contrario, risulta aver applicato l’istituto economico nella maniera più ampia possibile, sicché non è infrequente, ad esempio, che a tutto il personale della categoria D venga attribuita la relativa indennità.
In tal modo, il compenso viene surrettiziamente a trasformarsi in una componente fissa della retribuzione, al pari di quanto avviene per le progressioni orizzontali, in contrasto con i chiari dati testuali ed esegetici. Anche scelte di questo tipo contribuiscono, per vie di fatto, ad irrigidire il fondo.
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CC



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MessaggioInviato: Mer 09 Mag 2012 - 9:05 pm    Oggetto: Rispondi citando

Se intendi le posizioni organizzative


Citazione:

3.1.3.10 - Gli incarichi di posizione organizzativa

Gli articoli 8 e 9 del CCNL 31/03/1999 prevedono l’istituzione, all’interno degli Enti del comparto, dell’area delle “Posizioni organizzative”, caratterizzate dall’assunzione diretta di elevata responsabilità di prodotto e di risultato.
Il relativo incarico può essere conferito tanto nelle Amministrazioni di maggiori dimensioni, nel qual caso i soggetti beneficiati rappresentano una sorta di vice dirigenti, addetti a settori specifici, tanto negli Enti sprovvisti di personale con qualifica dirigenziale.
Infatti, l’articolo 11 adatta la disciplina dell’articolo precedente agli Enti di minori dimensioni demografiche.
La differenza più rilevante, ai nostri fini, riguarda il fatto che negli Enti minori il trattamento accessorio delle posizioni organizzative non grava sul fondo ex articolo 15 del CCNL 1/04/1999, ma sul bilancio autonomo dell’Ente.
La Ragioneria generale dello Stato ha affrontato, proprio con riferimento ai Comuni sprovvisti di dirigenti, la questione a lungo dibattuta dei riflessi sul fondo della creazione di nuove posizioni organizzative, nell’ipotesi in cui la titolarità delle stesse venga assegnata a dipendenti già in servizio presso l’Ente i quali, pertanto, prima della promozione beneficiavano delle provvidenze di cui all’articolo 15 del CCNL 1/04/1999.
In particolare, ci si è chiesti se tale evento potesse o meno comportare la necessità di decurtare il fondo.

Con nota del 25/01/2006, a firma del Ragioniere generale dello Stato, inviata all’Ente richiedente e per conoscenza all’ARAN, è stato chiarito che “il conferimento ad un dipendente della titolarità di una P.O. ha la conseguenza di comportare, verosimilmente, un significativo incremento del trattamento retributivo del dipendente stesso, destinato a gravare fuori dal fondo, a carico del bilancio dell’ente.
Ove dunque all’interno del fondo fossero conservate le risorse riferite al salario accessorio del dipendente in questione, l’ente verrebbe a sopportare un doppio, ingiustificato costo. Inoltre, il restante personale beneficerebbe di un surrettizio incremento pro-capite del proprio trattamento accessorio, pur in assenza di quei presupposti che la normativa contrattuale richiede perché si possa procedere ad un aumento delle risorse del fondo (stabili o variabili).
In aderenza al dettato normativo, appare quindi corretto che le somme suddette vengano riassorbite in bilancio e destinate a finanziare, almeno parzialmente, gli oneri derivanti dalla nuova qualifica attribuita al dipendente”.


Il trattamento retributivo accessorio delle posizioni organizzative: indennità di posizione e
retribuzione di risultato (articolo 17, comma 2, lett. c)

L’articolo 10 del CCNL del 31/03/1999 disciplina il trattamento accessorio (posizione e risultato) dei soggetti cui sia stata conferita la titolarità delle posizioni organizzative.
L’articolo 17, comma 2, lettera c), del CCNL 1/04/1999 prevede che per la corresponsione dei due emolumenti venga utilizzata una parte del fondo.
Fanno eccezione gli Enti privi di personale con qualifica dirigenziale, nei quali le risorse necessarie per la corresponsione del trattamento accessorio sono interamente a carico del bilancio dell’Ente d’appartenenza.
La retribuzione di posizione dei soggetti investiti dell’incarico di posizione organizzativa può variare da un minimo di 10 milioni ad un massimo di 25 milioni annui di vecchie lire (rispettivamente € 5.164,57 ed € 12.911,42). Su tale base viene poi corrisposta la retribuzione di risultato, da un minimo del 10% ad un massimo del 25%.
Proprio la retribuzione di risultato rappresenta la seconda macro-voce del trattamento accessorio dei titolari di posizione organizzativa.
La misura della stessa, come detto, può variare dal 10% al 25% della retribuzione di posizione in godimento.

L’ARAN, di fronte ad una richiesta di precisazioni circa il finanziamento, la quantificazione e la corresponsione dell’indennità di risultato, ha chiarito che “l’effettiva erogazione del premio deve essere rigidamente ancorata alla esistenza di un sistema di controllo interno che consenta anche la valutazione e l’apprezzamento dei singoli risultati, in analogia a quanto deve già avvenire per le funzioni dirigenziali”.
Ci si è domandati se sussista per l’Ente un obbligo di corrispondere l’indennità di risultato, almeno nella misura minima.
L’ARAN, sul punto, ha ribadito, in diverse occasioni, come nessun dovere gravi in tal senso sugli Enti locali.
In uno specifico parere sull’argomento, si legge, infatti, che il 10% del premio di risultato rappresenta un valore minimo solo nei confronti dei soggetti valutati positivamente. E’ auspicabile che incisivi criteri di valutazione consentano anche di prevedere casi di esclusione”.
Il diritto a percepire l’emolumento accessorio, da parte del titolare di posizione organizzativa, nasce, ovviamente, con il conferimento dell’incarico a valere per il periodo successivo.
Sembrerebbe, quest’ultima, una considerazione ovvia, se non fosse che è stato talvolta riscontrato il caso di Enti locali i quali, nel conferire il relativo incarico, abbiano fissato una decorrenza retroattiva, con la percezione dei relativi emolumenti sotto forma di arretrati.
Questa decorrenza anticipata configura un’evidente illegittimità. Infatti, non è conforme alla normativa di settore l’attribuzione di efficacia retroattiva all’istituzione dell’area ed al conferimento dei relativi incarichi, e la contrarietà a norme non viene meno per il fatto che tale retroattività possa essere stata concertata tra l’Ente e le organizzazioni sindacali.
Il problema si pone in quanto la retribuzione di posizione delle P.O. e la relativa retribuzione di risultato altro non sono che il compenso per lo speciale incarico ricevuto.
Non è dunque in alcun modo possibile riconoscere la retribuzione relativa ad un incarico per un periodo antecedente al conferimento dello stesso, come talora è stato riscontrato durante le verifiche.
L’incongruenza è particolarmente evidente con riferimento alla corresponsione della
retribuzione di risultato, vista la pratica impossibilità da parte dell’Amministrazione di riconoscere, ora per allora, il raggiungimento di risultati in relazione ad obiettivi che neanche erano stati fissati.
Non è possibile, insomma, rendere retroattiva l’istituzione dell’area delle posizioni organizzative, come non è possibile far retroagire il conferimento di un incarico, tanto più quando comporti la fissazione di obiettivi da raggiungere.
In tal senso ha avuto modo di pronunciarsi anche l’ARAN, la quale, sulla specifica questione, ha chiarito che “non è possibile attribuire incarichi di posizione organizzativa, con i corrispondenti trattamenti economici, con “effetto retroattivo”. Gli enti dovranno innanzitutto procedere alla individuazione e graduazione delle posizioni organizzative nel rispetto della normativa prevista dal CCNL, e solo in un momento successivo potranno attribuire gli incarichi e corrispondere il relativo trattamento economico”.
La Corte dei conti della Lombardia, nella già citata sentenza n° 457/2008, si è occupata anche
della retribuzione di risultato corrisposta ai titolari di P.O., fissando il principio per cui anche tale emolumento soggiace a presupposti applicativi ben definiti dal legislatore e dalla successiva giurisprudenza.
In particolare, al pari di quanto avviene per l’erogazione dei compensi per produttività agli altri dipendenti, “la retribuzione di risultato ha come finalità non quella di dare un generico premio ai dipendenti o una forma atipica di aumento retributivo, ma di compensare il raggiungimento di finalità migliorative nello svolgimento dei compiti dell’ente locale in relazione a specifici programmi rivolti in tal senso (come, ad esempio, può essere lo smaltimento delle pratiche arretrate, l’accelerazione dei tempi per definire le richieste di provvedimenti avanzata dai cittadini amministrati, eccetera)”.
Ne deriva che “il ricorso a strumenti generici – diversi da quelli previsti dalla normativa per pervenire alla valutazione (specifica, per singolo dipendente) necessaria ad assicurare la finalità … che giustifica l’erogazione del compenso denominato “retribuzione di risultato” – non può … valere ad esonerare da responsabilità chi abbia consentito, con condotta attiva oppure omissiva, che detta erogazione avesse luogo.

Una diversa questione, da tempo dibattuta, riguarda le fonti di finanziamento degli oneri connessi all’istituzione di nuove posizioni organizzative negli enti nei quali è presente la dirigenza.
Come detto all’inizio, infatti, per espresso dettato contrattuale la retribuzione accessoria, nei Comuni maggiori, deve gravare sul fondo.
In considerazione della gravosa incidenza che ciò avrebbe avuto sul monte delle risorse decentrate, alcuni enti hanno ritenuto di finanziare tali oneri aggiuntivi ricorrendo a risorse
autonome di bilancio ex articolo 15, comma 5, del CCNL 1/04/1999, come se si trattasse di una
normale iniziativa di miglioramento dei servizi.
Tale prassi non è corretta, ed anzi collide in maniera stridente con la normativa dei contratti nazionali.
Gli oneri connessi alle posizioni organizzative devono gravare sulla parte stabile del fondo, la quale ne rappresenta, al contempo, la fonte di finanziamento ed il limite quantitativo, in assenza del quale il Comune potrebbe contare su risorse teoricamente illimitate, almeno pari alle disponibilità di bilancio, e così moltiplicare a dismisura il numero delle posizioni organizzative, accrescendo i costi del personale.
Va d’altra parte rammentato che, come più volte chiarito dall’ARAN, le risorse ex articolo 15,
comma 5, non possono essere automaticamente confermate o stabilizzate negli anni successivi
a quello del loro primo inserimento. Viceversa, vanno riformulati, per ogni esercizio di riferimento, nuovi ed aggiornati obiettivi importanti, credibili e sfidanti, in mancanza dei quali le relative risorse dovranno essere espunte dal fondo.

In sostanza, data la loro natura variabile, esse possono essere utilizzate solo per finanziare istituti (come specifici progetti-obiettivo) aventi analogo carattere di variabilità.
Tali caratteristiche, indubbiamente, non ricorrono nel caso delle posizioni organizzative, il cui trattamento retributivo accessorio, per forza di cose, acquista carattere di ripetitività. Da qui la necessità di utilizzare, per il loro finanziamento, risorse stabili, anziché variabili.
Infine, ed è questo un rilievo che risulta decisivo ai fini di un corretto inquadramento della fattispecie in esame, l’articolo 14 del CCNL 9/05/2006 prevede, come norma programmatica, che “con la stipulazione del prossimo CCNL relativo al quadriennio normativo 2006/2009, gli oneri connessi alla retribuzione di posizione e di risultato delle posizioni organizzative degli enti dotati di personale con qualifica dirigenziale sono posti a carico del bilancio degli enti stessi; con il medesimo CCNL sarà disciplinata l’attuazione della presente norma”.
In realtà, il CCNL dell’11/04/2008, quadriennio normativo 2006/2009 e biennio economico 2006/2007, nulla ha previsto in merito.
Ed anche il CCNL del 31/07/2009, all’articolo 7 (“Clausola di rinvio”), ha stabilito che “le parti, in considerazione del ritardo con il quale sono state avviate le trattative per il CCNL relativo al biennio economico 2008/2009, ritenendo prioritario concludere in tempi brevi la presente fase negoziale, si impegnano ad affrontare, in occasione del prossimo rinnovo contrattuale, le problematiche connesse all’eventuale revisione dei profili normativi dell’attuale regolamentazione del rapporto di lavoro e, in particolare, le seguenti materie:
a) …
b) …
c) modalità attuative dell’articolo 14 del CCNL del 9.5.2006”.
Alla luce del combinato disposto delle norme citate, dunque, è di tutta evidenza come, ad oggi, non ricorrano le condizioni per un finanziamento a carico del bilancio delle nuove posizioni organizzative.
L’incarico di posizione organizzativa può esser conferito, nei comuni privi di dirigenza, anche al personale con rapporto a tempo parziale, purché di durata non inferiore al 50% del rapporto a tempo pieno.

Lo prevede l’articolo 11 del CCNL 22/01/2004, il quale peraltro, si premura di chiarire che “ il principio del riproporzionamento del trattamento economico trova applicazione anche con
riferimento alla retribuzione di posizione”.
Ciò vuol dire che non sarebbe possibile, in caso di conferimento della P.O. ad un dipendente in regime di part time, corrispondere allo stesso l’intera retribuzione di posizione.
Tale regola trova fondamento nella necessaria riduzione, per effetto del rapporto di lavoro a tempo parziale, del tempo lavorativo destinato all’espletamento dell’incarico connesso alla posizione organizzativa, e si pone in relazione diretta con la minore durata della prestazione lavorativa.
Un’altra questione va affrontata, anch’essa concernente le fonti di finanziamento del trattamento retributivo accessorio dei soggetti titolari di P.O.
L’articolo 17, comma 2, lett. c), del CCNL 1/04/1999, come detto, nello stabilire che le risorse decentrate siano utilizzate per “costituire il fondo per corrispondere la retribuzione di posizione
e risultato secondo la disciplina dell’articolo 10 del CCNL del 31.3.1999”, esclude i “Comuni di
minori dimensioni demografiche di cui all’articolo 11 dello stesso CCNL”.

Per questi ultimi, dunque, il trattamento accessorio delle P.O. grava sul bilancio.
Nel caso in cui un ente decida di istituire ex novo la dirigenza, ci si è domandati come debba essere finanziata la corresponsione, a favore delle posizioni organizzative, della retribuzione di posizione e dell’indennità di risultato.

Sul punto ha avuto modo di pronunciarsi l’ARAN, la quale, in uno specifico parere, ha chiarito che “a seguito della istituzione di posti di qualifica dirigenziale, per il finanziamento degli oneri relativi agli incarichi di posizione organizzativa occorre far riferimento alla disciplina dell'articolo 17, comma 2, lettera c), del CCNL dell'1.4.1999, che prescrive la utilizzazione delle disponibilità delle risorse decentrate stabili.
Nella fase di prima costituzione del «fondo di retribuzione e di risultato» riteniamo ragionevole ipotizzare che possano confluire nel medesimo «fondo» anche le risorse in precedenza utilizzate per il pagamento delle posizioni organizzative conferite nel periodo in cui l’ente era privo di posti di dirigente.
Le altre posizioni organizzative, ove venissero costituite e affidate, saranno totalmente finanziate con le disponibilità delle risorse decentrate stabili”.
E’ evidente, peraltro, che se i nuovi posti di qualifica dirigenziale corrispondono a tutte, o ad alcune delle pregresse P.O., allora il precedente finanziamento delle P.O. stesse, per la parte posta a carico del bilancio dell’Ente, contribuisce al nuovo finanziamento delle posizioni dirigenziali che si intendono istituire.
Confluiranno dunque nel fondo, a giudizio dell’ARAN, le sole somme che finanziavano le P.O., non diventate dirigenti, che già esistevano prima della modifica dell’assetto organizzativo.
Eventuali nuove posizioni organizzative, invece, dovranno essere finanziate a carico delle risorse decentrate stabili di cui all’articolo 31, comma 2, del CCNL 22/01/2004.


La valorizzazione delle alte professionalità (articolo 10 del CCNL 22/01/2004)

L’articolo 10 del CCNL 22/01/2004 prevede la possibilità per le Amministrazioni di valorizzare
le alte professionalità della categoria D conferendo incarichi a termine nell’ambito della disciplina degli articoli da 8 ad 11 del CCNL 31/03/1999, relativi alle posizioni organizzative.
I commi 2 e 3 della norma citata prevedono poi una serie di condizioni che devono essere rispettate dagli Enti in sede di conferimento dell’incarico.
La retribuzione di posizione dei soggetti beneficiari di incarichi di questa natura può raggiungere i 16.000 Euro, mentre la retribuzione di risultato non può eccedere il 30% della posizione.

Quanto alle fonti di finanziamento, è previsto che l’Ente destini allo scopo, ad integrazione delle risorse già disponibili negli enti per la retribuzione di posizione e di risultato, un ulteriore 0,20% del monte salari dell’anno 2001.
L’ARAN, in sede di prima applicazione della normativa, aveva affermato il principio per cui il suddetto incremento (0,20%) non dovesse essere ricompreso né tra le risorse decentrate stabili né tra quelle variabili (non sono, infatti, citate nei commi 2 e 3 dell’articolo 31), aggiungendo subito dopo che, ove l’ente non intenda istituire posizioni di responsabilità di alta professionalità, la percentuale dello 0,20% non può comunque essere destinata ad altre finalità, ma dovrà al più essere accantonata. Tutto ciò fino ad una nuova e diversa disciplina contrattuale.
La questione verteva più precisamente intorno alla possibilità di utilizzare liberamente le risorse in questione, ad esempio per il finanziamento della produttività, nell’ipotesi in cui l’ente non ritenesse di istituire le alte professionalità.
In materia è successivamente intervenuta, fornendo un prezioso ausilio interpretativo, la dichiarazione congiunta n° 1 al CCNL del 9/05/2006, la quale ha previsto che “gli incrementi delle risorse decentrate derivanti dalla corretta applicazione dell’articolo 32, comma 2 e 7, in relazione alle finalità da quest’ultimo stabilite, del CCNL del 22.1.2004 sono confermati e restano definitivamente acquisiti nelle disponibilità per le politiche di sviluppo delle risorse umane e per la produttività”.

Tale intervento conferma le interpretazioni più restrittive, nel senso dell’impossibilità di utilizzare liberamente le risorse di cui all’articolo 32, comma 7, del CCNL 22/1/2004, come rilevato, invece, in numerosi tra gli Enti verificati.
Sulle stesse grava, dunque, un preciso vincolo di destinazione (valorizzazione delle alte professionalità e null’altro). Non si spiegherebbe, altrimenti, l’inciso “in relazione alle finalità da quest’ultimo stabilite” che la dichiarazione congiunta utilizza nel richiamare il comma 7.
Tale interpretazione risulta avvalorata dal dato testuale del già richiamato articolo 7 del CCNL del 31/07/2009, il quale, al comma 1, lettera e), prevede che sia affrontato, in occasione della prossima tornata contrattuale, il problema delle “modalità di utilizzo, negli enti privi di
dirigenza, delle risorse accantonate in applicazione dell’articolo 32, comma 7, del CCNL del
22.1.2004, ove le stesse non siano già state impiegate per il finanziamento dell’istituzione delle
alte professionalità”.

Da tale norma si ricavano due importanti principi: le somme ex articolo 32, comma 7, laddove non utilizzate per il finanziamento delle alte professionalità, vanno accantonate, il che è a dire che esse non possono essere utilizzate per altre finalità; eventuali utilizzi alternativi potranno essere legittimati in sede di rinnovo contrattuale, ma solo per gli enti privi di dirigenza.






Le posizioni organizzative: il principio di onnicomprensività della retribuzione accessoria

Per le posizioni organizzative è vigente il principio di onnicomprensività della retribuzione accessoria, sancito espressamente dall’articolo 10, comma 1, del CCNL 31/03/1999, nella parte in cui dispone che il trattamento così corrisposto (retribuzione di posizione ed indennità di risultato) “assorbe tutte le competenze accessorie e le indennità previste dal vigente contratto collettivo nazionale, compreso il compenso per lavoro straordinario”.
Una serie di successivi interventi legislativi hanno mitigato la rigidità del principio, consentendo ulteriori erogazioni, vincolate peraltro a rigidi presupposti.
A fronte di un quesito specifico, l’ARAN, dopo aver riaffermato il principio per cui la disciplina contrattuale del trattamento economico del personale incaricato di posizione organizzativa ha sancito (articolo 10 del CCNL 31/03/1999) che le retribuzioni di posizione e di risultato assorbono e ricomprendono ogni trattamento accessorio, ha, infatti, chiarito come “il successivo CCNL dell’1/4/1999 stabilisce che per il suddetto personale trova applicazione la disciplina dell’articolo 18 della L. 109/1994 (incarichi per progettazione) e dell’articolo 69, comma 2, del D.P.R. 268/1987 (compensi professionisti legali). Con il CCNL del 14/9/2000 si consente l’erogazione dei compensi per lo straordinario elettorale e dei compensi ISTAT (articolo 39 c. 2), nonché si precisa che (articolo 35) continua a trovare applicazione, per il personale incaricato di posizione organizzativa, l’indennità di vigilanza prevista dall’articolo 37 c. 1 lett. b) del CCNL del 6/7/1995”.

L’interpretazione dell’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni è pienamente condivisibile: la norma dell’articolo 10 del CCNL del 31/03/1999 sancisce un principio generale, e le eccezioni allo stesso sono soltanto quelle legislativamente (o contrattualmente) previste.
Si ritiene, ad esempio, che agli stessi non spetti la vecchia indennità di direzione e di staff che era riconosciuta nella misura di lire 1.500.000 al personale dell’ottava qualifica funzionale, e che è stata confermata dall’articolo 17, comma 3, del CCNL 1/04/1999 per il personale che già ne beneficiava alla data di stipulazione del medesimo CCNL. Essa, infatti, viene riassorbita nella retribuzione di posizione, salvo essere ripristinata, per gli aventi diritto, al momento della cessazione dell’incarico di P.O.

E’ bene rimarcare, infine, come, essendo vietata la corresponsione del compenso per lavoro straordinario, debba ritenersi vietata anche l’applicazione di istituti sostitutivi di questo tipo di compenso. Pertanto, le eventuali maggiori prestazioni rese oltre il normale orario d’obbligo settimanale (36 ore) non danno titolo a corrispondenti riposi compensativi.
Alle fonti indicate nei pareri ARAN prima ricordati occorre aggiungere, allo stato attuale:
- I compensi per lavoro straordinario, finanziati con risorse assegnate agli Enti locali con provvedimenti adottati per far fronte ad emergenze derivanti da calamità naturali (articolo 40 del CCNL del 22/01/2004). Tale disciplina trova applicazione con effetto dal gennaio 2002;
- I compensi per l’istruttoria delle pratiche di condono edilizio (articolo 6 del CCNL 9/05/2006);
- Per i vice segretari: i diritti di rogito (art. 11 CCNL del 9/05/2006).
In tali casi, peraltro, dovrà farsi applicazione del principio generale secondo cui, trattandosi di disposizioni innovative, esse non sono suscettibili di applicazione retroattiva.
Pertanto, rimangono illegittime le eventuali erogazioni disposte prima dell’entrata in vigore dei
contratti di riferimento.
Le norme che introducono nuovi compensi, infatti, non hanno di regola efficacia retroattiva, in forza del loro carattere innovativo. Tale retroattività può essere configurata (con erogazione dei relativi arretrati) esclusivamente nell’ipotesi di un’espressa previsione normativa.
Emblematico è, in tal senso, il caso dei compensi per recupero ICI, dei quali da qualche tempo possono usufruire anche i titolari di P.O., cui il relativo diritto è stato attribuito dall’articolo 8 del CCNL 5/10/2001.
Tale norma, peraltro, ha valenza esclusivamente ultrattiva.
Sul punto, infatti, l’ARAN ha chiarito che “la disciplina dei contratti collettivi di lavoro acquista efficacia e deve essere conseguentemente applicata dai datori di lavoro nei confronti dei lavoratori solo a decorrere dal giorno successivo a quello della definitiva sottoscrizione; sono fatte salve, naturalmente, le sole specifiche clausole che abbiano previsto una decorrenza retroattiva, come nel caso degli incrementi tabellari”.
Ne deriva che la disposizione dell’articolo 8 del CCNL del 2001 ha “senza alcun dubbio, carattere innovativo e, di conseguenza, la stessa non può essere applicata con decorrenza retroattiva, avendo acquistato efficacia solo dopo la data di sottoscrizione definitiva. Pertanto, solo da tale data le risorse indicate nell’articolo 4, comma 3, del CCNL del 5.10.2001, possono essere utilizzate anche per incrementare la retribuzione di risultato del personale incaricato delle posizioni organizzative competenti per materia”.
Nell’esaustivo parere ora riportato l’ARAN, in realtà, si limita a ribadire il principio prima ricordato, ed ormai pacifico in dottrina e giurisprudenza: quello della non retroattività delle clausole contrattuali che stabiliscono trattamenti più favorevoli per i dipendenti, salvo che ciò sia espressamente stabilito.
I compensi ICI rappresentano uno degli emolumenti che possono essere corrisposti ai titolari di P.O. in aggiunta al normale trattamento retributivo accessorio.
Tutti gli altri incarichi conferiti all’interno della struttura, per i quali non sussista una espressa previsione legislativa, sono compensati attraverso la retribuzione di posizione.
Degli stessi, al più, si può tenere conto in sede di graduazione dell’indennità di risultato (dal 10% al 25% della retribuzione di posizione in godimento), premiando, ad esempio, quel dipendente al quale siano affidate funzioni di coordinamento di un progetto intercomunale, ma non per procedere a distinte erogazioni aggiuntive.
Tale principio, insomma, è da applicarsi, indipendentemente dalla denominazione utilizzata dall’Ente di appartenenza, in tutti i casi in cui ad un titolare di P.O. Vengano corrisposte competenze retributive accessorie non previste da norme di legge o di contratto.
Tale criticità è stata riscontrata frequentemente, nel corso delle verifiche, sub specie di attribuzione di compensi di varia entità (nella forma per lo più di gettoni di presenza) per retribuire la partecipazione a commissioni interne agli enti. Sulla specifica tematica delle commissioni di concorso si tornerà in seguito, trattando del personale con qualifica dirigenziale.
Per chiudere la parte dedicata alle P.O., si può segnalare che, in numerosi casi, è stato riscontrato un utilizzo piuttosto massiccio dell’istituto. Questo fenomeno, oltre a snaturarne la funzione, ha comportato, dal punto di vista finanziario, ulteriori elementi di rigidità nell’ambito delle risorse decentrate, a causa della stabilità del relativo impiego.
Si segnala, inoltre, una generale uniformità nell’attribuzione della retribuzione di risultato nella misura massima.
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peppe55



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MessaggioInviato: Gio 10 Mag 2012 - 4:33 pm    Oggetto: chiedo parere a CC Rispondi citando

Nel mio Comune, il sindaco ha conferito l’incarico di Posizione Organizzativa al dipendente di categoria D collocato in distacco sindacale a tempo pieno.
Tale dipendente – dirigente sindacale – di fatto continua a prestare servizio presso il Comune; gode della più ampia flessibilità lavorativa e percepisce l’indennità di posizione al massimo consentito.
Il Ministero, per il dirigente sindacale, rimborsa annualmente al Comune (privo di figure dirigenziali ma con altri dipendenti in Categoria D) tutti gli oneri, compresa l’indennità di posizione.
Il dipendente interessato è quindi nella disponibilità del sindacato ma svolge (a mio avviso illegalmente) attività presso il Comune con incarico di posizione organizzativa. Non registra la presenza in servizio e, pertanto, non è rilevabile quando egli eserciti la funzione di dipendente comunale e quando, invece, quella di dirigente sindacale. Parimenti non è rilevabile lo svolgimento di almeno 36 ore lavorative settimanali.
Fatta questa premessa, pongo il quesito ad esperti e competenti per conoscere se tutto questo è regolare. Ad avviso di chi scrive la questione è degna di essere segnalata alla Corte dei Conti almeno per gli aspetti contabili. Tuttavia molti (anche esperti) la considerano regolare in relazione a quanto stabilito dall’art. 47, comma 3, del CCNL 14.9.2000. Io, invece, che non ho il dono dell’ubiquità, non riesco a capire questa sovrapposizione di ruoli e funzioni e nutro forti dubbi anche sulla regolarità della documentazione del Comune e del Sindacato: quello che a me sembra strano è che il Ministero rimborsi al Comune tutti gli oneri per un dipendente collocato in distacco per esigenze organizzative o funzionali del sindacato, e che lo stesso svolga poi una materiale ed impegnativa prestazione lavorativa presso il Comune, aggravata dalla posizione organizzativa, sottraendosi giornalmente quindi all’impegno per il quale risulta istituzionalmente destinato.

Su questo chiedo, cortesemente, il parere di esperti, con possibili riferimenti normativi e giurisprudenziali, ovvero contatti utili per la soluzione del quesito.
_________________
giuseppe martucci
servizi sociali
comune di Racale (LE)
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