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legge 104

 
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Autore Messaggio
nadia bertocchi






MessaggioInviato: Mar 28 Nov 2006 - 11:17 pm    Oggetto: legge 104 Rispondi citando

Lavoro in Comune.
Ho 18 ore di permesso per assistere mia madre . Ora vive sola. Prossimamente mi trasferirò in un appartamento grande, dove abiterà anche lei, quindi entrerà nel mio stato di famiglia. Mio marito è in pensione.
Mi hanno detto che perderò i benefici di questa legge, visto che mio marito non lavora più.
VI PREGO : ditemi che non è vero ... Ritornerò a "consumare" tutte le ferie per assistere mia madre..Mio marito mi aiuta ad assistere la mamma ( acui vuol anche molto bene..) ma questo è troppo....
Dovrò chiedere la separazione o figurare di esser residente chissà dove per continuare ad usufruire dei questa legge ???
grazie
nadia
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Al






MessaggioInviato: Mar 28 Nov 2006 - 11:37 pm    Oggetto: Re: legge 104 e invalidità Rispondi citando

Da poco sono stato riconosciuto invalido civile al 60% e con handicap superiore ai due terzi, dopo aver sostenute le due visite davanti alle commissioni; come è possibile? Si sono sbagliati i primi o i secondi oppure non si è sbagliato nessuno.
In questo modo posso ottenere i benefici previsti per coloro che hanno un handicap superiore ai 2/3 come ad esempio la scelta di sede di lavoro? Ringrazio gia' da ora chiunque sappia rispondermi
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bebe'






MessaggioInviato: Mar 28 Nov 2006 - 11:59 pm    Oggetto: Re: legge 104 Rispondi citando

Non è detto che perderà i benefici, deve cercare di dimostrare che su di lei ricade il maggior sforzo delle cure di sua madre e gia' lo è di fatto perchè come ha scritto è lei che presta gia' assistenza continuativa, inoltre ci sono problemi di carattere pratico che non puo' svolgere un uomo nei confronti di un anziana signora, cmq nel caso al lavoro le facessero dei problemi, faccia fare una dichiarazione a suo marito che non puo' occuparsi di sua madre per qualche altra ragioneche le verra' in mente, nessuno puo' obbligarlo a fare una cosa che non vuole o non puo' fare e nello stesso tempo sua madre non potrà perdere a sua assistenza, Magari suo marito non farà una bella figura ma almeno non perderà le 18 ore
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maurizio






MessaggioInviato: Mer 29 Nov 2006 - 12:24 am    Oggetto: Re: legge 104 Rispondi citando

utore: bebe'
Data: 29-11-06 00:59

Non è detto che perderà i benefici, deve cercare di dimostrare che su di lei ricade il maggior sforzo delle cure di sua madre e gia' lo è di fatto perchè come ha scritto è lei che presta gia' assistenza continuativa, inoltre ci sono problemi di carattere pratico che non puo' svolgere un uomo nei confronti di un anziana signora, cmq nel caso al lavoro le facessero dei problemi, faccia fare una dichiarazione a suo marito che non puo' occuparsi di sua madre per qualche altra ragioneche le verra' in mente, nessuno puo' obbligarlo a fare una cosa che non vuole o non puo' fare e nello stesso tempo sua madre non potrà perdere a sua assistenza, Magari suo marito non farà una bella figura ma almeno non perderà le 18 ore

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Queste sono motivazioni aleatorie e che le amministrazioni non prendono in valutazioni in quanto il tutto è regolamentato dalle attuali circolari:


Circ. N. 133 del 17 luglio 2000

2.3.2 - Esclusività dell'assistenza
La "esclusività" va intesa nel senso che il lavoratore richiedente i permessi deve essere l'unico soggetto che presta assistenza alla persona handicappata: la esclusività stessa non può perciò considerarsi realizzata quando il soggetto handicappato non convivente con il lavoratore richiedente, risulta convivere, a sua volta, in un nucleo familiare in cui sono presenti lavoratori che beneficiano dei permessi per questo stesso handicappato, ovvero soggetti non lavoratori in grado di assisterlo.

2.5 - Impossibilità di assistenza da parte del familiare non lavoratore

Oltre ai motivi, obiettivamente rilevanti, di impossibilità all'assistenza da parte del genitore non lavoratore, indicati nella circ. 37/99 (par. 2, lett. A), da ritenere applicabili non solo al genitore suddetto, ma anche ad altro familiare (ugualmente non lavoratore e unico altro soggetto in grado di prestare assistenza) (2), si elencano gli ulteriori motivi di impossibilità di assistenza da parte di soggetti non lavoratori conviventi con il soggetto handicappato individuati dal Comitato amministratore G.I.A.S con deliberazione n. 32 del 7.3.2000 (all. 1), per i quali, quindi, al lavoratore (genitore o parente o affine entro il 3° grado (3), convivente o meno -v. par 2.3 e 2.4- con l'handicappato) possono essere riconosciuti i permessi, senza necessità di valutazioni medico-legali:
riconoscimento, da parte dell'INPS o di altri Enti pubblici, di pensioni che presuppongano, di per sé, una incapacità al lavoro pari al 100% (quali le pensioni di inabilità o analoghe provvidenze in qualsiasi modo denominate);
riconoscimento, da parte dell'INPS o di altri Enti pubblici, di pensioni, o di analoghe provvidenze in qualsiasi modo denominate (quali le pensioni di invalidità civile, gli assegni di invalidità INPS, le rendite INAIL, e simili), che individuino, direttamente o indirettamente, una infermità superiore ai 2/3;
età inferiore ai 18 anni (anche nel caso in cui il familiare non sia studente);
infermità temporanea per i periodi di ricovero ospedaliero;
età superiore ai 70 anni, in presenza di una qualsiasi invalidità comunque riconosciuta; per gli invalidi di età inferiore a 70 anni, possono essere applicati i criteri di cui al capoverso successivo.
motivi di carattere sanitario, debitamente documentati, del familiare non lavoratore, come ad esempio le infermità temporanee che non diano luogo a ricovero ospedaliero, dovranno essere valutati dal medico di Sede al fine di stabilire se e per quale periodo, in relazione alla natura dell'handicap del disabile nonché al tipo di affezione del familiare non lavoratore, sussista una impossibilità, per quest'ultimo, di prestare assistenza.
Inoltre un ulteriore motivo di impedimento - ugualmente identificato, in altra circostanza, dal Comitato G.I.A.S.- all'assistenza da parte del familiare non lavoratore convivente con la persona handicappata può essere quello determinato dalla mancanza di patente di guida del non lavoratore; motivo valido, peraltro, solo se il lavoratore documenta la necessità di trasportare, nei giorni richiesti, il figlio o parente handicappato per visite mediche, terapie specifiche e simili e dichiara l'impossibilità di far trasportare la persona handicappata da altri soggetti conviventi non lavoratori, in quanto sprovvisti di patente di guida

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Salve.

Maurizio.
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nadia






MessaggioInviato: Mer 29 Nov 2006 - 8:42 am    Oggetto: Re: legge 104 Rispondi citando

Grazie. Dal 2000 al 2004 non ho mai fatto 1 giorno di ferie senza di lei.
Ma... le cose si complicano sempre più...
Un sorriso
nadia
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maurizio






MessaggioInviato: Mer 29 Nov 2006 - 4:51 pm    Oggetto: Re: legge 104 Rispondi citando

Autore: nadia
Data: 29-11-06 09:42

Grazie. Dal 2000 al 2004 non ho mai fatto 1 giorno di ferie senza di lei.
Ma... le cose si complicano sempre più...
Un sorriso
nadia

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Come ha detto lei, suo marito deve risieedere altrove in quanto rientra tra gli affini entro il 3° grado e quindi potenzialmente in grado di dare assistenza in virtù della sua condizione di pensionato.

SAlve.

Maurizio.
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