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Forme
estreme del disagio giovanile: anoressia, bulimia, suicidi, tossicodipendenze
ANALISI
DELLE INTERVISTE AI GENITORI
E' parso interessante approfondire
la presente ricerca sul mondo giovanile, utilizzando un'ulteriore
prospettiva, vale a dire adottando il punto di vista dei genitori
di ragazzi che si trovano ad attraversare la delicata fase dell'adolescenza.
Si è cercato in tal modo di fornire un'immagine a tutto tondo
del complesso mondo adolescenziale, aggiungendo alle informazioni
dirette, ricavate dagli stessi adolescenti, ed al parere tecnico,
avvalorato dagli esperti del settore, il contributo delle opinioni
e delle credenze dei genitori sui temi proposti.
I brani riportati sono tratti dalle interviste condotte con genitori
di ragazzi tra i 12 ed i 18 anni, seguendo la medesima traccia tematica
proposta in precedenza al campione di adolescenti.
Per ciascun argomento, sono stati selezionati e prodotti in forma
integrale i brani più interessanti ed esemplificativi delle
convinzioni dei genitori circa il modo di percepirsi dei ragazzi
nei confronti del desiderio, del proprio futuro, della relazione
con se stessi e con l'altro ed infine nei confronti del rischio
e della morte.
Un ultimo accorgimento è stato quello di chiedere alle persone
intervistate di rispondere nuovamente alle domande, spostando il
focus d'attenzione su un particolare sottoinsieme di adolescenti,
vale a dire coloro che manifestano sintomi di disagio e disturbi
del comportamento quali anoressia e bulimia, tentativi di suicidio,
tossicodipendenza; si è proposto pertanto ai genitori di
provare ad immaginare quali differenze potrebbero esservi nel modo
di percepire la realtà per un giovane che adotta condotte
problematiche. Quest'indagine ha permesso di rilevare congruenze
e discrepanze tra l'immagine che i genitori hanno dei propri figli
e quella che gli adolescenti forniscono di sé stessi, attraverso
le testimonianze dirette esaminate nei precedenti capitoli.
In tal modo, è stato possibile cogliere, se pur intuitivamente,
la capacità d'identificazione genitoriale con i sogni ed
i bisogni dei figli.
Dal punto di vista operativo, si è adottato il criterio di
far seguire a ciascuna domanda della intervista, alcune tra le più
comuni e significative risposte fornite dai genitori, al fine di
rendere con immediatezza, quali siano le convinzioni preponderanti
sul mondo dei giovani.
6.1 PERCEZIONE DEL DESIDERIO
Il primo argomento che affronta
l'intervistatrice è quello dei desideri. Per molte delle
persone intervistate i desideri dei ragazzi sono legati al presente,
concreti, centrati sull'esteriorità ed incanalati nei binari
delle mode, pertanto il desiderio si colloca ad un livello materiale,
limitato al raggiungimento di un oggetto.
Qualche genitore avverte tuttavia nei ragazzi, la presenza di un
pressante desiderio d'affetto unitamente al bisogno d'avere maggior
dialogo con i familiari.
Intervistatore: secondo
lei i ragazzi hanno desideri?
Patrizia: "Sì, sicuramente, ma per quanto riguarda
mia figlia in questo momento, le cose che l'attirano maggiormente
sono le esteriorità, non so se poi ci sono i più fortunati
che riescono ad evadere dalle mode...da tutto quello che vedono
in tv, da cui si fanno sicuramente condizionare, i desideri di mia
figlia...è una brava studentessa ma non la vedo molto interessata
a migliorarsi da un punto di vista culturale, interiore...fa lo
stretto necessario e quello che le interessa di più è
essere alla moda, avere i vestiti firmati, avere una cerchia di
ragazze, quelle più in, che fanno tardi la sera...vuole essere
libera, la libertà la desidera al massimo."
Intervistatore: secondo
lei sono contenti di quello che fanno, sono entusiasti?
Patrizia: "Per niente, non c'è niente che dia
loro felicità, gioia, perché non sanno cosa significa
guadagnarsi qualcosa con il sacrificio, perché hanno tutto;
dal momento che non lottano per avere qualcosa, quando la ottengono
non provano soddisfazione, non provano piacere ad averla...Non sono
mai contenti, mia figlia è sempre giù di morale, anche
se me la porto in giro per negozi e le compro due o tre capi, perché
so che la rende felice, non è mai felice. E' come se non
apprezzassero niente."
Intervistatore: secondo
lei, i giovani, si entusiasmano per qualcosa?
Franco: "L'entusiasmo c'è per quei giovani che
hanno fatto delle scelte nel campo sociale e religioso...lì
ci sono delle scelte, delle tappe, e allora vengono questi entusiasmi."
Intervistatore: secondo
lei, hanno dei desideri più a lungo termine o sono magari
tutti giocati sul presente?
Renata: "Si, si, solo sul presente, non pensano tanto
al futuro."
Intervistatore: invece ideali più grandi ne hanno
secondo lei?
Renata: "Del futuro? Della loro vita futura, nel senso
d'attività così? Mah, no sono tanto confusi, non sono
sicuri."
Intervistatore: rispetto
ai ragazzi che hanno problemi, forme di disagio estremo, ... hanno
desideri diversi, sono più o meno contenti di quello che
fanno?
Patrizia: "Ognuno ha il suo modo di adattarsi alla vita,
alla realtà in cui vive, questa è una reazione come
un'altra, ...anche mia figlia ha i suoi problemi, cerca di superarli
in questo modo, con una incapacità di vivere la vita in maniera
individuale, cioè di essere un individuo,...questo rimprovero
a mia figlia: lei si identifica con gli altri e c'è la mancanza
di avere una propria personalità; quelli che tentano il suicidio,
che ricorrono alla droga, vuol dire che non riescono nemmeno a viverla
in quel modo, come la può vivere mia figlia, la loro crisi
adolescenziale, ricorrono a questo tipo di forme estreme, non sapendo
superare i problemi, vanno verso questi estremi."
Intervistatore: I ragazzi
che hanno grossi problemi, di cui abbiamo parlato, per esempio coloro
che hanno tentato il suicidio... ci può essere una differenza
riguardo ai desideri rispetto ai ragazzi definiti normali?
Antonino: "... penso che questi ragazzi...un desiderio
è di avere il padre o la madre con cui dialogare."
Intervistatore: i ragazzi
che hanno problemi di tossicodipendenza, anoressia, tentato suicidio,
la pensano in modo diverso rispetto ai desideri?
Giovanna: "Io penso che questi forse hanno il coraggio
di esprimerli i loro problemi e gli altri non riescono a tirarli
fuori; gli manca una persona di riferimento con cui parlarne...sotto
sotto scava, c'è sempre un discorso di trauma o di problemi
alle spalle."
Intervistatore: ma
secondo lei, rispetto ai desideri, i ragazzi che usano sostanze
o le ragazze che smettono di mangiare...
Renata: "Io la vedo così: al giorno d'oggi in
casa se ne parla tanto di droga, per cui uno che entra nella droga
per me sbaglia subito, perché..."
Intervistatore: ha le informazioni?
Renata: "Ha le informazioni, voglia o non voglia, a
meno che non ci sia ancora il tabù, in linea di massima sento
anche tra le mamme che insomma parlano, raccomandano anche a scuola,
uno che entra, non mi vengano a dire come era negli anni sessanta
che entrano per sbaglio, entrano perché la cercano ed il
cercarla non so cosa può essere, non riesco a capirla. Comunque
è un po' il terrore di tutti i genitori, al giorno d'oggi..."
up
6.2 PERCEZIONE DEL FUTURO
L'intervistatore chiede ora
ai genitori se ritengono gli adolescenti capaci di immaginarsi un
futuro.
L'opinione comune è che non vi sia progettualità a
lungo termine; se vi sono alcune idee per il futuro, esse sono abbastanza
confuse, mutevoli, legate all'immediato.
Le cause di questa scarsa capacità di proiezione nell'avvenire,
sono attribuite talvolta alle agenzie sociali, che falliscono nel
compito di indirizzare adeguatamente i giovani verso obiettivi concreti.
Intervistatore: e dei
giovani in generale...cosa ne pensa?
Antonino: "Dei giovani in generale, penso che il problema
fondamentale di questi giovani per me...sia la famiglia, cioè
coloro che hanno una famiglia riescono a risolvere molti problemi
e anche nel campo della scuola, e chi non ha dietro la famiglia
ha grosse difficoltà."
Intervistatore: in cosa sono diversi i ragazzi problematici,
nella routine quotidiana?
Antonino: "L'impegno sportivo che avevano i miei ragazzi,
gli ha fatto evitare certi incontri, anche perché, ho visto
che tutti quei ragazzi che fanno attività sportive, sono
andati avanti anche con la scuola."
Intervistatore: secondo
lei non riescono ad immaginarselo un futuro?
Renata: "No."
Intervistatore: sono un po' confusi?
Renata: "Si, se non è subito, per esempio se
non riescono ad avere in breve tempo quell'obiettivo, cambiano,
dicono: "mah, mi va bene anche un'altra cosa."
Intervistatore: si adeguano?
Renata: "Si."
Intervistatore: e secondo lei, se hanno dei desideri, se
si pongono degli obiettivi, pensano di riuscire a raggiungerli,
o...
Renata: "Sì, se non c'è molto sacrificio
da fare."
Intervistatore: ah, non sono molto disposti al sacrificio
secondo lei?
Renata: "No, secondo me no, ma dico tutti i giovani,
sento anche altre mamme...i ragazzi non sono molto disposti a fare
sacrifici."
Intervistatore: invece se la cosa è abbastanza facile,
diceva...
Renata: "Allora sì; dopo sono contenti però,
secondo me abbandonano anche..."
Intervistatore: senza grossi...
Renata: "Si, appunto, senza grossi traumi. Non so dentro
di loro però..."
Intervistatore: come
se lo immaginano il futuro, globalmente più positivo o più
negativo?
Regina: "Tutto dipende dal nucleo d'appartenenza, se
è un nucleo sano, allora...il loro futuro lo vedono abbastanza...alcune
volte non lo vedono proprio il loro futuro, né positivo,
né negativo."
Intervistatore: come
vedono il loro futuro, ci pensano, sono ottimisti, hanno paura?
Giovanna: "Mah, forse più che paura od ottimismo,
penso che siano più in confusione. Non ci pensano perché
sono bombardati da un sacco di messaggi,... sono in confusione.
Hanno qualche obiettivo da raggiungere ma non sanno definirlo."
Intervistatore: secondo
lei hanno un'immagine del futuro, vedono la cosa lontana o vicina?
Franco: "Secondo me non sono abituati ad avere una coscienza
del futuro...la società vive del presente, vorrebbero fare
tutte le cose, tutto e subito, il futuro è un futuro prossimo,
cosa farò "domani" al massimo...il futuro non attira
i giovani d'oggi."
Intervistatore: secondo lei, i giovani, sono disposti ad
aspettare per avere una cosa?
Franco: "No, secondo me non sono disposti ad aspettare,
parlo in generale, tutto e subito, anche in famiglia è così,
se voglio la macchina ad esempio, la voglio subito, se costa troppo
non importa, faccio il debito e la voglio subito...sono abituati
a vedere ragionare in questo modo."
up
6.3 PERCEZIONE DI SE'
Per quanto riguarda la percezione
di se stessi, i genitori ritengono che gli adolescenti facciano
fatica a collocarsi in modo adeguato, che attribuiscano un'importanza
pressoché totale all'aspetto fisico e che generalmente non
si piacciano.
In particolare, qualcuno accenna alle difficoltà tipiche
di questa fase evolutiva, relative all'incapacità di gestire
i notevoli cambiamenti che avvengono nel corpo.
Un dato interessante riguarda le risposte alla domanda: "Secondo
lei, a chi vorrebbero assomigliare i giovani, oggi? Quali sono i
modelli cui fanno riferimento e sulla base dei quali si percepiscono
come adeguati oppure no?". Non pochi degli intervistati, indicano
proprio la figura del genitore come fonte di ispirazione per gli
adolescenti, oltre ai miti e agli ideali di perfezione e successo
propinati dai mass-media.
Intervistatore: secondo
lei generalizzando, i giovani si piacciono?
Carla: "Non è detto; spesso anzi non si piacciono,
si camuffano, nascondono i loro sentimenti...è un nascondersi
per varie problematiche della crescita, cambiamenti."
Intervistatore: Prima mi diceva che forse i tossicodipendenti
entrano per gioco e poi subentra la dipendenza. Rispetto a questo
gruppo di ragazzi? Secondo lei si piacciono?
Carla: "Si, spesso dicono: " sono talmente tanto
forte che posso iniziare e sospendere, posso lasciare in qualunque
momento...riuscirò a farlo e a limitare la cosa nello spazio
e nel tempo come e quando voglio io...".E' sicuramente una
motivazione diversa. Sono pochi i ragazzi che arrivano alla tossicodipendenza
per problematiche, forse il ragazzo che ha delle problematiche è
più facile che vada nell'anoressia, nella bulimia, nel suicidio.
Tentare la via della tossicodipendenza, provare una sostanza stupefacente
per allontanarsi da quella che è la realtà, è
un modo di viverla diversamente: allora lì, non è
quello che tenta per spavalderia, ma è quello che si vuole
allontanare dalle problematiche personali che ha per...cambiare:
"Io così divento qualcuno di diverso, più accettato,
e sotto lo sballo mi piaccio di più". Forse è
la cosa iniziale anche per l'anoressia."
Intervistatore: i ragazzi
problematici invece rispetto alla descrizione di sé, come
appaiono?
Giovanna: "Secondo me quelli sono proprio a terra, si
vedono il mondo che gli crolla addosso. I modelli che gli sono proposti
o non riescono a imitarli, oppure non sono loro d'aiuto."
Intervistatore: a chi vorrebbero
assomigliare?
Giovanna: "Ad un personaggio della televisione oppure
il desiderio di assomigliare a qualcuno dei genitori perché
qualcuno vorrebbe diventare come il papà o come la mamma.
Certe crisi vengono anche da questo, dal fatto di dire: "Non
sono riuscito a fare come..."; il papà è un personaggio
di riferimento, per il maschio almeno."
Intervistatore: secondo
lei, al di là dei miti dei mass-media, tra le persone che
conoscono, hanno dei modelli, qualcuno che stimano tanto da voler
essere come loro?
Carla: "Beh, sicuramente i genitori sono un punto cardine:
o vogliono emularli o dissacrarli...diventano comunque un modello,
ci si rispecchiano e fanno comunque un confronto; può essere
fondamentale un fratello maggiore, un nonno."
up
6.4 PERCEZIONE DELL'ALTRO
Il tema dell'amicizia viene
affrontato in maniera abbastanza omogenea: agli amici viene attribuita
una grandissima importanza, come primaria espressione di socialità,
pur riconoscendo il pericolo insito nel potere di influenzamento
del gruppo.
Al contempo, buona parte dei genitori sottolineano come raramente
s'instaurino amicizie profonde, rapporti di forte confidenza e di
fiducia tra gli adolescenti.
Secondo gli intervistati, prevale il bisogno di percepirsi appartenenti
ad un gruppo, di identificarsi attraverso alcune caratteristiche
comuni; le funzioni assolte dal gruppo sono quelle di "andare
insieme, fare insieme, divertirsi insieme, insieme sentirsi più
forti", ma pare non esservi lo spazio per dialogo o progetti
importanti.
Intervistatore: gli
amici secondo lei sono importanti per questa fase?
Enza: "Gli amici, credo siano la cosa più importante,
più bella e più deleteria che abbiano i ragazzi. Lo
vivo con i miei figli. Intanto penso che la cosa essenziale sia
avere l'amico o l'amica del cuore, che ti porti dietro a vita, quello
delle confidenze che non faresti mai a mamma e papà.
Poi c'è il gruppo, che ti può trascinare, in positivo
o negativo..; purtroppo spesso il gruppo ti trascina in negativo,
ti trascina anche nell'uso di sostanze stupefacenti o del fumo...penso
che sia fondamentale per i ragazzi l'amicizia, il gruppo. Credo
che lo sentano tantissimo...credo che lo sentano sia i ragazzi cosiddetti
normali...è difficoltoso quando i ragazzi non hanno un gruppo,
non hanno amicizie. D'altra parte hai delle difficoltà a
capire se è quello giusto, loro spesso non lo capiscono."
Intervistatore: secondo lei le categorie di ragazzi con disagi,
ad esempio il tossicodipendente?
Enza: "Credo che il tossicodipendente arrivi alla tossicodipendenza
anche grazie al gruppo che lo sostiene...così come un gruppo
potrebbe dargli una mano a tirarsene fuori."
Intervistatore: e invece il ragazzo che tenta il suicidio,
la ragazza anoressica?
Enza: "Forse là c'è molta solitudine...non
conosco questo genere di persone..."
up
6.5 PERCEZIONE DEGLI ADULTI
SIGNIFICATIVI
Quando l'intervistatore sposta
l'attenzione sulle figure significative che i ragazzi possono trovare
nel mondo adulto, ottiene una serie di risposte abbastanza omogenee;
i genitori, infatti, indicano quasi sempre la famiglia ed in qualche
caso gli insegnanti come adulti di riferimento.
Solo in alcuni casi viene rilevata la mancanza, e contemporaneamente
la necessità da parte degli adolescenti, di poter parlare
con una figura adulta diversa dai genitori, riconoscendo in parte
una certa difficoltà a conciliare il ruolo di genitore e
di amico.
Queste considerazioni possono essere confrontate con quanto emerge
dalle interviste condotte con gli stessi adolescenti, i quali spesso
indicano come figure di riferimento i propri genitori.
Ciò avviene soprattutto nel gruppo di controllo, ma anche
nei gruppi di ragazzi che hanno manifestato condotte problematiche:
in particolare nel gruppo di ragazzi con disturbi del comportamento
alimentare, i genitori vengono percepiti come importanti figure
di riferimento, mentre nel gruppo dei tossicodipendenti e quello
dei ragazzi che hanno tentato il suicidio questo avviene solo in
una minoranza di casi.
Inoltre, si può dire che quasi tutti i genitori hanno sottolineato
l'importanza vitale di fornire un'educazione adeguata, un supporto
solido, un dialogo continuo con i figli ed hanno attribuito notevole
importanza al proprio ruolo ed in generale all'ambiente familiare.
Intervistatore: come
mi diceva, secondo lei i ragazzi normali possono parlare di tante
cose, mentre gli altri, quelli problematici non hanno qualcuno con
cui sfogarsi...
Giovanna: "Esatto, non si sentono capiti, hanno paura
di esporsi,...penso che sia proprio la mancanza di comunicazione.
Forse in certi casi, d'alcuni ragazzi c'è un discorso affettivo
molto più forte, un desiderio di ..."
Intervistatore: farsi voler bene?
Giovanna: "Sì, e magari la paura di deludere
qualcuno....per esempio quelli che hanno tentato il suicidio."
Intervistatore: hanno degli adulti significativi?
Giovanna: "Penso che tutto sommato i genitori rimangano
significativi, poi che possano rispondere alle loro esigenze, questo
non sempre, non come punto di riferimento per confidarsi. Funzionano
da punto di riferimento nel senso che se manca loro qualcosa, sanno
che là possono andare."
Intervistatore: la
relazione con gli adulti com'è per i giovani? C'è
differenza tra ragazzi che hanno più problemi e quelli che
non ne hanno?
Regina: "Se tu hai dei punti di riferimento sani, che
t'indirizzano lo studio: "Vai avanti", "ce la fai",
"non ti preoccupare", tutti abbiamo avuto momenti difficili"
mentre dove vengono a mancare questi punti di riferimento...qui
ad esempio i genitori ti vanno a dire "cosa te ne fai di un
titolo di studio?"...abbiamo perso in partenza!"
Intervistatore: per quanto riguarda gli adulti significativi,
ce ne sono per gli adolescenti?
Franco: "...a quell'età lì, 14,16,17 anni,
il vero adulto da imitare non è il papà o la mamma,
lo è prima, lo sarà dopo forse, ma in quell'età
lì no, l'adulto lo vogliono, sentono di aver bisogno dell'adulto,
però non deve essere della famiglia."
Intervistatore: e i ragazzi con problemi?
Franco: "Beh, loro sono i primi a rifiutare la famiglia
perché spesso sfocia anche dalla famiglia la problematica,
ci sono alle spalle delle famiglie...altrimenti troverebbero la
forza di venirne fuori aiutati proprio dai genitori che sono le
persone che certamente gli vogliono più bene. Le difficoltà
sono proprio lì, nascono dalla famiglia, per due motivi:
perché c'è un rifiuto naturale dell'adolescente della
famiglia, non vuol più essere comandato, che gli si dica
cosa deve fare,...per loro poi se la famiglia è inadatta
è ancora peggio, perché sono adolescenti e perché
i genitori non meritano fiducia.
L'adulto che vogliono contattare è quello che ha successo
con i giovani, nel disagio, non so, un Antonio Mazzi, potrebbe essere
ricercato, ma senza andare a questi personaggi conosciuti, io stesso
che non valgo per mia figlia, posso valere molto per questi ragazzi."
Intervistatore: i ragazzi con problemi, ad esempio anoressia e bulimia?
Michela: "Sì, la famiglia sì ti può aiutare,
perché penso che ad un certo punto vedi tua figlia che deperisce,
vedi tuo figlio che ha delle manifestazioni strane...però
tante volte sei anche con le mani legate, perché se questo
ragazzo non parla con te, quindi non esprime le sue emozioni, non
esprime i suoi desideri, tu come genitore non puoi fare niente,
come figura, anche perché si sa che il figlio è contestatore
nei confronti del genitore, è contestatore perché
non crede mai che il genitore gli dica la verità, crede di
più all'amichetto che gli dice: "Io sono diventato così
perché prendo le pasticche, perché fumo dieci sigarette
al giorno, sono diventato così"... crede di più
a quello.
Però molte volte il ragazzo, specialmente a 15 anni, è
portato a credere all'amichetto, al compagno, al ragazzo che è
più grande, che fa il bullo...sono trascinati da questi,
perché devono essere nel branco. E' difficile aiutare questi
ragazzi: tu lo puoi aiutare se lui vuole essere aiutato; se lui
si chiude in te stesso, tu come genitore non puoi fare proprio niente."
Ai mass-media viene attribuito un forte potere di influenzamento
sui ragazzi e non di rado i genitori criticano i mezzi di telecomunicazione
per la povertà di contenuti ed ideali.
Intervistatore: secondo
lei, per quanto riguarda i mass-media, che fruizione hanno dei mezzi
come televisione, computer, Internet...?Ne sono influenzati?
Franco: "Sì, ne sono influenzati, anche se non
voglio assolutamente demonizzare questi mezzi; io credo nella televisione,
mi piace, ci sono dei programmi che mi interessano; la difficoltà
per i giovani è di saper scegliere, e qui forse sbagliamo
noi adulti. Saper scegliere vuol dire...questo programma non mi
svaga come un altro però mi è utile, anche perché
a scuola poi mi possono chiedere questo, mi è utile perché
fa parte della vita, è giusto che io veda queste cose per
aumentare la mia cultura.
Dai programmi che sento io, non è che si veda granché...anche
lì dovremmo essere noi ad aiutarli nella scelta."
Intervistatore: Crede che i giovani in generale abbiano questa
tendenza ad avere desideri concreti, basati sulle mode...?
Patrizia: "Credo che sia una cosa generale, visto che
i maggiori responsabili di queste tendenze sono proprio i mass-media,
sappiamo benissimo che, anche noi adulti, ci facciamo condizionare...siccome
oggi nelle nostre case regna incontrastata la televisione, oppure
le riviste, lanciano tutti questi messaggi...penso che tutti i giovani
siano influenzati da questo fatto. Poi ogni tanto qualcuno riesce
a guardare con occhio critico, ma sono rari."
Intervistatore: anche per quanto riguarda la canalizzazione dei
desideri, stili di vita, comportamenti?
Patrizia: " Anche per quanto riguarda l'alimentazione,
i ragazzi che conosco mangiano tutti allo stesso modo, patatine
fritte, hamburger; ...c'è una massificazione secondo me oggi
tra i giovani, per quello che riguarda stili di vita, stili di comportamento,
atteggiamenti, modo di parlare...usano certe parole, un certo linguaggio,
si copiano gli uni con gli altri."
up
6.6 PERCEZIONE DEL SENTIMENTO
DI COLPA
Un'altra tematica affrontata
è stata quella relativa ai sentimenti di colpa dei giovani;
si chiede ai genitori se pensano che gli adolescenti provino sensi
di colpa in qualche occasione.
Quasi tutti hanno risposto affermativamente, precisando però
che spesso è molto difficile ottenere un'ammissione spontanea
di tali sentimenti oppure che si tratta spesso di un senso di colpa
superficiale, legato alla paura di essere scoperti e puniti.
Intervistatore: quando
commettono qualcosa di sbagliato, come vivono il senso di colpa?
Per quali azioni provano questo sentimento? Ad esempio andare in
due in motorino...?
Franco: "Beh, andare in motorino in due è bello
perché è contro la regola, si sta bene insieme, eppoi
è qualcosa di proibito però non è così
grave...il senso di colpa non è molto grande; noi ce lo avevamo
in maniera esagerata, perché anche la religione ci ha abituato
ad avere il senso di colpa in maniera esagerata, ad esempio nel
campo sessuale, avevamo dei tabù incredibili, adesso è
il contrario, non ci sono tabù adesso...il linguaggio è
scurrile...perché è normale...non sentono sensi di
colpa in questo senso. Il senso di colpa ce l'hanno e fanno fatica
ad affrontarlo quando ce l'hanno...ce l'hanno quando fregano, fanno
una firma falsa, ma non nel senso morale, nel senso "se mi
scoprono"; dal punto di vista morale non penso che...se puoi
fregare va bene. Adesso non hanno tutto questo grande senso di colpa...se
fanno male ad uno, in genere, i ragazzi in difficoltà, hanno
paura delle conseguenze, non perché gli hanno fatto male,
cosa può succedere, una denuncia, ecc."
Intervistatore: mentre i ragazzi con grossi problemi, si
sentono in colpa?
Franco: "Beh, loro ad un certo punto, quando arrivano
a drogarsi, a fare altre scelte, hanno già rinunciato ad
avere il senso della colpa, cioè loro si sentono inadeguati,
inadatti, perciò quello che fanno lo fanno perché
ne hanno diritto. Non hanno grande senso di colpa."
Intervistatore: secondo
lei i giovani si sentono in colpa ogni tanto?
Patrizia: "Si, penso di sì, sicuramente, anche
se magari non ti danno la soddisfazione di ammetterlo."
Intervistatore: nel senso che vogliono avere sempre ragione?
Patrizia: "Sì, ad esempio ieri ho avuto una discussione
con mia figlia e mi ha mandato letteralmente a quel paese, però
poi da come lei si comporta, non è sicuramente il tipo che
mi viene a chiedere scusa se sbaglia, non l'ha mai fatto e non lo
farà mai, però dall'atteggiamento che lei ha mi rendo
conto che ha capito di avere sbagliato. Magari mi lava i piatti...!
Sicuramente si sentono in colpa per delle cose sbagliate che fanno,
ripeto, l'importante è che tu gli dia una certa educazione."
up
6.7 PERCEZIONE DELLA MORTE
L'ultimo argomento concerne
l'idea che i giovani hanno della morte, la definizione che ne danno
ed il significato che v'attribuiscono.
Quasi tutte le persone intervistate hanno risposto che sicuramente
i giovani non pensano alla morte, poiché per loro risulta
un pensiero estraneo, come se riguardasse solo gli altri. Alcuni
genitori precisano, comunque, che ciò non vale per gli adolescenti
che già hanno sperimentato lutti oppure malattie gravi in
famiglia; in tal caso la morte diventa un'esperienza concreta e
la vivono con molta sofferenza.
Intervistatore: rispetto alla morte cosa pensano?
Giovanna: "I ragazzi che hanno avuto esperienze in casa,
per loro è diverso, ...ma non è un loro pensiero.
Hanno le idee più chiare delle nostre, fa parte della vita
e basta. Io direi che la morte non è un pensiero che riempie
le loro giornate o li mette in crisi."
Intervistatore: secondo te non c'è la consapevolezza
del significato della morte?
Giovanna: "No, secondo me no, non c'è. Ad esempio
quelli che fanno i sorpassi in moto...fanno queste cose perché
non pensano alla morte."
Intervistatore: secondo
te cosa pensano i ragazzi della morte? A quest'età ci pensano?
Carla: "Dipende, se l'hanno vissuta. Spesso la morte
di un amico in un incidente diventa un trauma talmente tanto grande
perché hanno quest'impatto violento con la morte, la sentono
vicina, allora lì ci pensano...Ma se sono ragazzi che non
hanno mai avuto modo di vivere una morte...allora è difficile
che ci pensino, vivono un po' in un mondo ovattato, la maggior parte
di loro. Generalizzando probabilmente non la sentono...sì,
dobbiamo morire ma...sicuramente i ragazzi che hanno problematiche,
mi viene in mente il ragazzo che tenta il suicidio, la vede come
una via d'uscita. Non è una cosa che fa paura, bensì...lì
è più grossa la paura della vita che della morte.
Il ragazzo tossicodipendente...non so se si rende conto ad un certo
punto di avere la morte tanto vicina, così come le anoressiche,
onestamente non so; forse l'allontanano ancora di più: "non
può succedere a me...".
Intervistatore: ci
pensano alla morte, secondo te?
Patrizia: "Ma io credo che ci pensano soltanto quando
la conoscono, quando vengono a contatto direttamente, ad esempio
muore un familiare, non si pensa assolutamente alla morte quando
si hanno 15 o 16 anni, però nel momento in cui muore una
persona cara...iniziano a pensarci."
Intervistatore: secondo te i gruppi di ragazzi problematici
hanno la stessa percezione della morte che ha Marco, oppure diversa?
Michela: "No, penso che non ce l'hanno come Marco, perché
drogandosi, prendendo queste pasticche di ecxtasy, non è
un discorso come una volta, che non si sapeva nulla, anzi, si teneva
nascosto, ne parlano, ne continuano a parlare,... per me è
il fatto di dire "tanto a me non succederà", di
avere la convinzione che comunque loro sono immuni alla morte. Di
questo ne sono convinta."
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6.8 PERCEZIONE DEL RISCHIO
Connesso all'argomento della
morte viene proposto il tema del rischio: viene chiesto se i giovani
ne hanno una corretta percezione, se lo cercano ed eventualmente
per quali motivi.
In gran parte dei casi i giovani sono considerati piuttosto spericolati,
con bassa percezione del rischio e poca attenzione per le conseguenze
delle loro azioni. Le ragioni di tali comportamenti vengono individuate
nel piacere della sfida, nella vivacità propria dell'età
e nella ricerca di emozioni forti.
Intervistatore: come percepiscono il rischio?
Carla: "Con sfrontatezza...poi ci sono ragazzi che percepiscono
il rischio come una sfida a sé stessi; "faccio le cose
rischiose perché posso fronteggiare la situazione...";
qualcuno affronta il rischio solamente perché è agitato,
particolarmente intelligente, vivace..."
Intervistatore: come stimolo?
Carla: "Come stimolo... affrontare nuove situazioni...
ed in questo, rientrano più o meno tutti."
Intervistatore: e rispetto al rischio, che idea ne hanno?
Patrizia: "Sono attratti dal rischio, per loro è
vitalità, desiderio di indipendenza, di fare esperienze nuove,
sicuramente hanno un atteggiamento di sfida, non lo temono come
noi grandi."
Intervistatore: hanno una percezione corretta del rischio?
Patrizia: "No...non temono il rischio, l'idea della
morte non è dentro di loro, non è ben radicata come
può essere dentro di noi."
Intervistatore: e per quanto riguarda i ragazzi tossicodipendenti?
Patrizia: "Il ragazzo tossicodipendente sfiderà
di più, in quanto è in parte incosciente delle proprie
azioni."
Intervistatore: ha meno percezione del rischio?
Patrizia: "Certo, meno, invece la persona normale, per
quanto adolescente possa essere, è più assennata nei
suoi comportamenti."
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